Suicidio: come riconoscerlo e a chi rivolgersi

Il comportamento suicidario ha cause complesse. Scopri i fattori di rischio, i segnali da non sottovalutare e come intervenire.

13 Febbraio 2024 Aggiornato il 14 Maggio 2026 2 min di lettura

Il comportamento suicidario è un agito le cui cause sottostanti sono plurime e complesse. Non è necessariamente correlato a disturbi psichiatrici, anche se questi ultimi rappresentano uno dei principali fattori di rischio. Conoscere i segnali permette di intervenire preventivamente e di ricorrere a strategie efficaci.

I fattori di rischio

Le persone più a rischio hanno solitamente una o più delle seguenti caratteristiche:

– Storia di pregressi atti autolesivi o familiarità per il suicidio
– Precedenti tentativi di suicidio (presenti in circa il 30-40% dei casi)
– Aver subito abusi sessuali o vissuto eventi di vita drammatici, anche recenti (come un lutto)
– Patologie psichiatriche: depressione, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbi di personalità borderline o antisociale, disturbo della condotta
– Abuso o dipendenza da alcol, stupefacenti o psicofarmaci
– Ludopatia
– Patologie terminali

I segnali a cui prestare attenzione

Alcuni segnali comportamentali, anche sottili, possono essere predittivi. È importante non sottovalutarli:

– Commenti o battute sul suicidio
– Assenza di speranza, senso di inutilità, impotenza o disperazione
– Rabbia, bassa autostima, autosvalutazione
– Visione completamente negativa e catastrofica della propria vita
– Agitazione, impulsività, ridotta capacità di giudizio
– Mancanza di progettualità per il futuro
– Eccessiva attenzione alla donazione degli organi o al testamento
– Cambiamento improvviso dell’atteggiamento verso la religione
– Utilizzo incontrollato di farmaci

Anche chi ha subito o teme di subire una grave perdita potrebbe essere a rischio: una diagnosi oncologica, una depressione post-partum, il passaggio da terapia curativa a palliativa, la perdita di una persona cara, una prognosi infausta. Il senso di perdita può riguardare anche beni materiali, come un grave crac finanziario.

Come intervenire

Quando una persona comincia ad avere pensieri suicidari — o qualcuno di vicino sospetta atteggiamenti a rischio — è necessario rivolgersi a professionisti della salute mentale: psicologi e/o psichiatri. Se non si hanno contatti diretti, il medico curante può indirizzare verso il centro di salute mentale pubblico del territorio o verso professionisti privati.

In situazioni estreme, quando il gesto si sta per compiere, bisogna chiamare immediatamente il 118 o il 112, oppure accompagnare la persona al pronto soccorso.

Il sostegno di familiari, amici e partner è prezioso, ma non è sufficiente: è fondamentale l’intervento di personale medico o specialistico formato per gestire condotte e ideazione suicidaria.

Il ruolo dei professionisti della salute mentale

Psicologi e psichiatri offrono ascolto autentico e non giudicante, costruendo una relazione di fiducia che permette di affrontare apertamente il tema, riconoscere i vissuti emotivi della persona e non farla sentire sola.

Lo psichiatra valuta il trattamento farmacologico in base alla gravità, al tipo di evento scatenante e al contesto di supporto disponibile. Nei casi più gravi può essere valutato il ricovero come strumento di tutela della vita.

L’aspetto più importante è ricordare — o ricordare alla persona — che non si è soli e che esistono professionisti pronti e autenticamente disponibili ad aiutare, sia sul piano emotivo che su quello specialistico.

Tu ti prendi cura di tutto.
Noi ci prendiamo cura di te.