Cosa aspettarsi dalla prima seduta con lə psicologə

27 maggio 2023 Aggiornato il 28 maggio 2026 2 min di lettura
📑 Indice dei contenuti
  1. Come funziona il primo colloquio con lo psicologo?
  2. Cosa si può chiedere al primo colloquio con lo psicologo?
  3. Come ci si sente dopo il primo colloquio?
  4. E se il terapeuta non mi piace o non mi sento capito?

Il primo colloquio con lo psicologo suscita in quasi tutti qualche emozione, più o meno piacevole. Che la motivazione a chiedere supporto sia autonoma o suggerita da qualcuno, il risultato è sempre lo stesso: due persone che si incontrano e iniziano a conoscersi.

Lo psicoterapeuta porta nella stanza — virtuale o meno — se stesso, un insieme di caratteristiche personali e competenze tecniche. Dall’altra parte c’è una persona con una domanda terapeutica da analizzare e comprendere. Ogni incontro è quindi diverso, costruito su misura rispetto al singolo caso.

No. Essendo ogni persona diversa — con sintomi, problematiche, pensieri ed emozioni diversi — il primo colloquio è sempre unico. Lo psicologo cerca inizialmente di mettere a proprio agio la persona, creando le basi per una futura alleanza terapeutica. Indagando i motivi della richiesta, in un clima collaborativo e non giudicante, si arriva a formulare — magari con qualche colloquio in più e talvolta con il supporto di test — un’ipotesi di funzionamento, una diagnosi e gli obiettivi terapeutici.

È possibile chiedere tutto ciò che riguarda il consenso informato e la privacy, la tutela dei propri dati personali e dei contenuti soggetti al segreto professionale. Si può chiedere informazioni sulla formazione del professionista, sul metodo di lavoro e sull’orientamento terapeutico, e confrontarsi sulle proprie aspettative rispetto al percorso.

Come ci si sente dopo il primo colloquio?

Le sensazioni variano da persona a persona. Ci si può sentire alleggeriti, avendo trovato qualcuno che ascolta senza giudicare e che accompagna verso possibili soluzioni. Oppure ci si può sentire appesantiti dalla consapevolezza appena emersa e dalla fatica che richiederà modificare schemi consolidati nel tempo. Non sempre la terapia è facile — ci vuole coraggio — ma restando concentrati sull’obiettivo del proprio benessere, si riesce ad affrontare il percorso passo dopo passo.

E se il terapeuta non mi piace o non mi sento capito?

La cosa migliore è parlarne apertamente con il terapeuta stesso: esplicitare dubbi e difficoltà aiuta a costruire la rotta del percorso comune. Se nonostante il confronto non ci si sente a proprio agio, è del tutto legittimo cambiare professionista. Diversi fattori concorrono nello stile dei colloqui — non solo la persona in sé, ma anche l’orientamento terapeutico di appartenenza.

Tu ti prendi cura di tutto.
Noi ci prendiamo cura di te.