A porte chiuse: quello che viene detto dietro la porta dello psicologo rimane lì

27 maggio 2023 Aggiornato il 2 giugno 2026 2 min di lettura
📑 Indice dei contenuti
  1. Il quadro normativo: cosa dice il Codice Deontologico
  2. Cosa succede se si rompe la fiducia con il terapeuta?
  3. Quando il segreto professionale può essere interrotto?
  4. Vale anche per i minorenni?

Iniziare un percorso psicologico significa mettere in gioco se stessi, raccontare a una persona inizialmente estranea pensieri ed emozioni profonde — segreti familiari, vissuti di vergogna, narrazioni che non hanno mai trovato spazio. Tutto questo è possibile grazie al segreto professionale dello psicologo, uno dei pilastri fondamentali della relazione terapeutica. Senza la garanzia della privacy, non è possibile stabilire fiducia tra paziente e terapeuta, e la terapia semplicemente non sarebbe efficace.

Il quadro normativo: cosa dice il Codice Deontologico

Il segreto professionale dello psicologo è sancito dal Codice Deontologico. L’articolo 11 stabilisce che lo psicologo è strettamente tenuto alla riservatezza: non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del rapporto professionale, né informa circa le prestazioni effettuate o programmate.

È una condizione sine qua non per la libertà di espressione della persona che richiede supporto. Consente di condividere pensieri e sentimenti in uno spazio sicuro, senza timore che fonti esterne lo scoprano. Come clinici, il compito è fornire aiuto in un ambiente privato e non giudicante in cui ci si possa esprimere senza remore. Puoi approfondire il tema consultando il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

Cosa succede se si rompe la fiducia con il terapeuta?

Rompere la fiducia tra professionista e paziente non solo va contro il codice etico, ma danneggia il benessere e la possibilità di affidarsi al percorso terapeutico. Chi richiede una consulenza ha bisogno di sentirsi sicuro nel discutere argomenti, esperienze ed emozioni sensibili. La fiducia della persona ha un valore inestimabile nel promuovere guarigione e crescita — e senza la garanzia di riservatezza, il trattamento psicologico potrebbe avere meno successo.

Quando il segreto professionale può essere interrotto?

La persona può acconsentire al rilascio di informazioni circa il proprio percorso, autorizzando la condivisione con familiari o altre figure. L’articolo 12 del Codice Deontologico prevede che lo psicologo possa derogare all’obbligo del segreto professionale esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della prestazione — valutando comunque l’opportunità di farne uso, considerando preminente la tutela psicologica della persona.

L’articolo 13 prevede invece che, in caso di obbligo di referto o denuncia, lo psicologo limiti allo stretto necessario quanto riferito, ai fini della tutela psicologica del soggetto. Negli altri casi, può derogare alla riservatezza qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o la salute psicofisica della persona o di terzi — come una forte ideazione suicidaria o una violenza in atto. Che il professionista abbia questo diritto non implica che lo eserciterà automaticamente: il lavoro rimane sempre in ottica di tutela della salute psicologica del soggetto.

Vale anche per i minorenni?

Sì, il segreto professionale dello psicologo vale anche per i minorenni. Lo psicologo non può svolgere colloqui con i minori senza il consenso di entrambi i genitori — quindi i genitori sono al corrente che il ragazzo sta svolgendo gli incontri. Il contenuto degli incontri rimane però riservato, al pari degli adulti: lo psicologo concorda con il minore stesso cosa riferire ai genitori rispetto a quanto emerso.

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