La rabbia (delle mamme e dei papà): un’emozione da accogliere

3 maggio 2022 Aggiornato il 23 settembre 2026 5 min di lettura
📑 Indice dei contenuti
  1. La rabbia è l’emozione di cui i genitori parlano meno
  2. Quando arriva la rabbia: stanchezza, notti insonni, pianto inconsolabile
  3. Perché riconoscerla aiuta più che reprimerla
  4. Come arrabbiarsi senza perdere il controllo
  5. La rabbia come spia di un bisogno trascurato

Diventare genitori è un percorso che comincia ancor prima dell’esserlo a tutti gli effetti, bensì forse già dal desiderio di allargare la propria famiglia e mettere al mondo un bambino. Il periodo che va dalla ricerca di un figlio alla gravidanza e alla nascita sono culturalmente associati, laddove i genitori non incontrino dolorose difficoltà ambientali, sociali o fisiche, a emozioni di benessere, speranza e magica attesa. L’immaginario comune rinforza questa visione dell’attesa e del diventare genitori come un momento unico, irripetibile, meraviglioso e, se per molti genitori è così, per altrettanti non necessariamente, perché non sempre la ricerca e l’arrivo di un figlio riescono a congiungersi con l’idilliaca perfezione dell’ambiente familiare, sociale, economico e lavorativo intorno al genitore.

Nel post-nascita la neomamma è travolta dalle emozioni del baby blues e dal fisiologico adattamento alla nuova dimensione, così come l’altro genitore deve trovare un nuovo equilibrio nel passaggio dalla diade alla triade. Molta strada è stata fatta in questa direzione per consapevolizzare i neogenitori su quanto normale e comune sia attraversare tempeste emotive, momenti di sconforto, paura e perfino disperazione (ma chi ce l’ha fatto fare?!) nei primi mesi dopo la nascita del piccolo.

La rabbia è l’emozione di cui i genitori parlano meno

Tra tutte queste emozioni ce n’è tuttavia una che ancora fatica ad emergere spontaneamente dai racconti e dai vissuti dei genitori, perché è quella che maggiormente crea vergogna, senso di colpa e di inadeguatezza. Sto parlando della rabbia, un’emozione come tutte le altre, che però spaventa, allerta, porta il genitore a dubitare di sé stesso e delle proprie competenze.

Quando arriva la rabbia: stanchezza, notti insonni, pianto inconsolabile

La rabbia è un’emozione che coglie i genitori proprio quando sono più fragili: nei momenti di profonda stanchezza, magari a fine giornata, o dopo una nottata insonne, o semplicemente dopo aver trascorso ore e ore a cullare un bambino irritato dalla dentizione o da problemi gastrointestinali. E a quel punto può succedere: il genitore può esplodere, arrabbiarsi, urlare contro il proprio bambino. In situazioni davvero drammatiche, laddove il genitore sia abbandonato a sé stesso, viva condizione di forte disagio psico-sociale o sia stato spinto dalla situazione oltre le proprie capacità di tollerare la fatica e la frustrazione, si può incorrere in veri e propri maltrattamenti fisici.

Perché riconoscerla aiuta più che reprimerla

E’ sempre importante riconoscere a se stessi la propria rabbia, al posto di reprimerla con vergogna, proprio perché prenderne atto ci consente di chiederci come stiamo, di quante risorse ci restano e di cosa possiamo fare per recuperare un po’ di energia e di serenità. Molto spesso le mamme in consultazione riferiscono con vergogna e con profondo senso di colpa di aver urlato contro i propri neonati o di essere esplose con i fratellini più grandi perché la situazione era diventata profondamente stressante e intollerabile.

Che cosa si può fare per aiutare una mamma o un papà a gestire la propria rabbia che, in quanto emozione, è lecita e fisiologica e semplicemente ci segnala che l’individuo sta esaurendo le proprie risorse o sacrificando troppi bisogni fisici ed emotivi propri?

Come arrabbiarsi senza perdere il controllo

Ecco alcuni punti fermi che possono aiutare le mamme e i papà ad arrabbiarsi senza perdere il controllo, mantenendo livelli emotivi non disregolati:

  • supporto e scambio reciproco all’interno della coppia: una coppia che comunica e che coopera è una squadra vincente;
  • supporto sociale efficace: quanto più i genitori sono aiutati nel loro ruolo, con aiuti adeguati e/o professionali, tanto maggiore è il loro benessere. Nel periodo perinatale il ruolo di ostetriche, puericultrici, psicologi, ma anche nonni, tate e amici è fondamentale per sostenere, con la giusta discrezione e la giusta distanza, la nuova famiglia;
  • tempo per sé stessi: seppur nei primi anni di vita dei bambini questo concetto sembra essere impossibile da applicarsi, trovare dei momenti per dedicarsi a qualcosa di appagante e piacevole mantiene la sua importanza, così come in tutti gli altri periodi di vita;
  • tempo per la famiglia: trovare il tempo per divertirsi, aprirsi a nuove avventure, sfide, viaggi ed emozioni anche con i piccoli, sempre nel rispetto delle necessità e delle peculiarità di ognuno, può favorire esperienze appaganti per l’intero nucleo;
  • nei momenti di profondo stress, quando si sente di stare per perdere il controllo, decidere consapevolmente di allontanarsi dalla situazione: se si è soli, riporre il neonato o il bambino in una sistemazione sicura: sdraietta, lettino ecc. e allontanarsi per pochi minuti, cambiando stanza e interrompendo così la situazione stressante (darsi il tempo di respirare, riprendere il controllo, attivare strategie per calmarsi);
  • perdonarsi: se si è perso il controllo e ci si è arrabbiati alzando la voce, chiedere scusa ai propri bambini e a sé stessi può aiutare tutti. I bambini impareranno che mamma e papà non sono perfetti, bensì hanno un mondo emotivo complesso e talvolta possono arrivare ad alzare la voce per esprimere i propri bisogni. Trovare il modo di fare la pace è un ulteriore insegnamento per i piccoli;
  • chiedere aiuto a un professionista: se la rabbia diventa eccessiva, chiedere aiuto è il primo passo per darsi la possibilità di dare un nome alle emozioni e ai bisogni negati che stanno dietro alla collera.

La rabbia come spia di un bisogno trascurato

Per concludere, vorrei invitare i genitori a guardare la rabbia come la spia del serbatoio di un’automobile: quando la spia si accende, ci sta segnalando che la vettura sta per esaurire il carburante. Allo stesso modo, quando la rabbia di un genitore si accende, ciò è la spia di uno o più bisogni fisici ed emotivi che sono stati troppo a lungo trascurati e che l’equilibrio interno della persona, il suo carburante, si sta esaurendo. Trovare il tempo, lo spazio e la modalità adeguata per concedersi di recuperare queste energie che nutrono positivamente il genitore è sempre un’occasione di benessere per l’intera famiglia.

Dottoressa Alice Aceto – Psicologa e Psicoterapeuta, esperta in maternità del team di MamaMind

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