Salute mentale delle neomamme: cinque cose che possono farti bene
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Nei primi mesi dopo il parto sei una persona completamente nuova e ne hai un’altra fra le braccia, una che dipende totalmente da te.
Impari tutto: a cullarlo, a riconoscere i pianti, perfino a sentire rumori che agli altri sfuggono. In mezzo a questo capita di perdere di vista te stessa, di non chiederti come stai e di cosa hai bisogno.
Anche questo si impara, come il resto, un giorno alla volta. Puoi partire da una cosa piccola. Hai diritto (e bisogno) delle stesse cure che riservi a tuo figlio.
In questo articolo trovi cinque cose per prenderti cura della tua salute mentale, ciascuna con ciò che ne dice la ricerca.
Perché la salute mentale delle neomamme merita attenzione
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo circa il 10% delle donne in gravidanza e il 13% di quelle che hanno appena partorito soffre di un disturbo mentale, soprattutto depressione. Sono disturbi curabili: lo ricorda la stessa OMS.
Anche la medicina sta cambiando sguardo sul post-partum. L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) lo descrive come un percorso continuo da accompagnare nel tempo, che si estende ben oltre un’unica visita (ACOG, 2018).
Le cinque cose che seguono partono da qui.
1. Darti tempo
Ti serve tempo per conoscere questa nuova te, come ne serve per conoscere tuo figlio.
Diventare madre cambia chi sei, e non succede in una notte. Per descrivere questo passaggio si usa la parola matrescenza: il termine risale agli anni Settanta (Dana Raphael) e oggi la ricercatrice Aurelie Athan lo descrive come un processo di trasformazione paragonabile all’adolescenza, che coinvolge il corpo, la mente e la vita sociale (Athan, 2024).
Athan sottolinea anche che questa fase è di crescita oltre che di vulnerabilità. Se ti senti disorientata, fa parte del passaggio.
Parti da una domanda piccola: di cosa ho bisogno oggi?
2. Lasciare crescere il legame
L’amore che provi per tuo figlio può crescere piano piano.
Molte madri si aspettano un amore immediato e travolgente. Uno studio classico di Robson e Kumar (1980), su madri alla prima esperienza e su madri con altri figli, ha trovato che circa il 40% delle primipare ha descritto l’indifferenza come reazione prevalente al primo contatto con il neonato (25% tra le madri con altri figli). Nella maggior parte dei casi l’affetto è arrivato entro una settimana dal parto, e gli autori non hanno osservato effetti negativi duraturi.
Il legame, quindi, si costruisce. Se la distanza dura e ti pesa, parlarne con una professionista è un passo utile: dietro può esserci una fatica da curare, come una depressione.
3. Riposare
Un’ora di riposo, quando riesci, è più importante di qualsiasi altra faccenda domestica.
Dormire poco pesa sull’umore. In uno studio norvegese su 2.830 donne (Dørheim e colleghi, 2009), a due mesi dal parto una qualità del sonno scarsa era associata alla depressione anche tenendo conto di altri fattori di rischio, come episodi depressivi precedenti o eventi di vita stressanti. Circa il 60% delle donne aveva un sonno complessivamente scarso.
Gli autori ricordano che la stanchezza può anche essere un sintomo della depressione: parlare del sonno è un buon punto di partenza per capire come stai.
Dividere i turni notturni con chi ti aiuta e accettare l’aiuto quando viene offerto sono un buon inizio. Per il resto, abbassa l’asticella su tutto ciò che non riguarda il sonno e la sicurezza del bambino, almeno per questo periodo.
4. Ascoltare il tuo corpo
Anche se le altre persone ti dicono che stai benissimo, il tuo corpo può avere ancora bisogno di tempo per recuperare.
Il parto lascia il segno, e il recupero ha i suoi tempi. L’ACOG raccomanda un primo contatto con un professionista entro le prime 3 settimane dopo il parto e una visita completa entro 12 settimane, che valuti il benessere fisico e psicologico, dal recupero dopo il parto al sonno e all’umore (ACOG, 2018).
Quando ti chiedono «come stai?» e rispondi «bene» per abitudine, fermati un momento: il tuo corpo ha una sua risposta.
5. Chiedere aiuto
Anche se sembra difficile, puoi chiedere aiuto quando ne hai bisogno. Anche questa è una forma di cura.
L’OMS ricorda che i disturbi mentali materni si possono curare, e che curare la depressione materna migliora anche la crescita e lo sviluppo del neonato. Chiedere aiuto è una cura che arriva anche a lui.
Parti da una cosa piccola: scegli oggi una persona a cui chiedere un aiuto concreto, anche minimo. Se vuoi un sostegno professionale, con MamaMind puoi cominciare dal questionario di orientamento, dopo averlo compilato ti verrà proposto un primo colloquio gratuito con una nostra psicoterapeuta.
Quando la fatica non passa
Nei primi giorni dopo la nascita molte mamme attraversano il cosiddetto baby blues: sbalzi d’umore, pianto facile, momenti di sconforto che passano da soli nel giro di una o due settimane.
Diverso è il caso in cui la fatica non passa o prende una forma più seria. Merita attenzione una tristezza che si prolunga per settimane, o la perdita di interesse per cose che prima ti piacevano. Vale lo stesso per un senso di colpa sproporzionato, per la difficoltà a sentirti connessa con il tuo bambino e per pensieri di inadeguatezza che tornano di continuo.
Se compaiono pensieri di farti del male, o la sensazione di perdere il contatto con la realtà, rivolgiti subito ai servizi di emergenza (112) o a un medico.
Questo articolo ha scopo psicoeducativo e non sostituisce una valutazione medica o psicologica.
Fonti
- Athan, A. M. (2024). A critical need for the concept of matrescence in perinatal psychiatry. Frontiers in Psychiatry.
- Robson, K. M., & Kumar, R. (1980). Delayed onset of maternal affection after childbirth. The British Journal of Psychiatry, 136(4), 347-353.
- Dørheim, S. K., et al. (2009). Sleep and depression in postpartum women: a population-based study. SLEEP.
- American College of Obstetricians and Gynecologists (2018). Committee Opinion No. 736: Optimizing Postpartum Care. Obstetrics & Gynecology.
- Organizzazione Mondiale della Sanità. Maternal mental health (pagina informativa).